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HDRI

HDRI è l'acronimo di High Definition Range Imaging, cioé immagini con range ad alta definizione. Detto così è un po' incomprensibile (a parte forse per gli esperti del settore). Vi do una spiegazione il più semplice possibile...

Da quando la fotografia è nata, ci sono 2 aspetti fondamentali da considerare: la messa a fuoco e l'esposizione (qualcuno dirà che bisogna anche prestare attenzione al mosso, ma questo aspetto ricade nei due che ho indicato).
Per comprendere l'HDRI bisogna parlare dei problemi legati all'esposizione. Uno dei più difficili tipi di foto da gestire è quello dove vi sono zone nell'immagine da riprendere con forti differenze di luminosità. Se si espone per avere la parte luminosa dettagliata, si avrà a parte più scura completamente buia e con i dettagli praticamente invisibili, mentre se esponiamo per avere i dettagli nella parte più scura, avremo la parte luminosa completamente bianca e priva di qualunque dettaglio.
Nel caso che il soggetto più scuro sia vicino a chi fa la foto (ad esempio quando si fa un ritratto ad una persona con uno sfondo molto luminoso), è possibile rimediare utilizzando il flash per schiarire tale soggetto, ma se stiamo fotografando un paesaggio, è quasi impossibile risolvere il problema.

Con il passaggio dalla pellicola al digitale, le cose sono anche peggiorate. Il fatto è che una pellicola ha un certo range di luminosità che è in grado di registrare, ma nel digitale è necessario limitare tale range, per una questione sia di memoria che di prestazioni.
Attualmente lo standard per le immagini a colori (e ciò vale per tutta la grafica a computer, quindi anche monitor e televisioni digitali) si è deciso di memorizzare 256 livelli (8 bit) per i 3 colori primari. Il totale dell sfumature registrabili è di oltre 16 milioni di colori. Questo numero di colori è sufficiente per fare avere all'occhio umano una resa realistica delle immagini.
Ciò però significa anche che in una foto potremo avere al massimo 256 livelli di luminosità. Troppo poco per il problema esposto sopra.

Qualche anno fa Paul Debevec, un ricercatore della University of Southern California's Institute for Creative Technologies, ha avuto un'idea interessante (sebbene le applicazioni iniziali non fossero orientate alla creazione di semplici foto).
L'idea in sé è semplice: scattiamo diverse foto dello stesso soggetto, ma con esposizioni diverse, in modo da avere tutti i dettagli possibili, poi mettiamo insieme le informazioni ricavate da queste immagini e creiamo un'immagine unica in cui per ogni colore primaria utilizziamo ben 32 bit (diversi miliardi di livelli di luminosità).

Questo tipo di immagini soffre comunque di qualche difetto:

Il primo problema viene facilmente risolto con il software e lo si può tranquillamente ignorare. Il secondo può essere in parte risolto utilizzando il software, ma il consiglio migliore è di non fotografare mai soggetti in movimento.

La soluzione al terzo problema è quella che ci permette di ottenere le foto tipiche in HDR. In pratica, a noi non interessa avere tutti i livelli di luminosità della scena fotografata, ma solo avere tutte le parti della foto esposte in modo da visualizzare più dettagli possibili.
Per ottenere ciò si esegue un'elaborazione chiamata Tone Mapping. Tramite i programmi di gestione HDR vengono effettuati i calcoli per ottenere un'immagine finale che abbia esposizioni corrette per tutte le zone della foto.

Qui sotto potete vedere alcune delle immagini HDR da me realizzate. Ogni immagine è accompagnata dalle miniature delle tre foto utilizzate per creare l'immagine finale:

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