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HDRI 1: una tecnica fotografica avanzata


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Tra le possibilità che ha portato la tecnologia digitale nel campo fotografico ci sono diverse tecniche un tempo impensabili. Una di queste è la tecnica HDR. HDRI significa High Dynamic Range Image, ovvero immagine con elevato range dinamico. Descrizione davvero criptica per i non addetti. Vediamo di dare una spiegazione un po' più semplice.

Sin dall'inizio dell'era fotografica (quella cosiddetta "analogica") i fotografi si sono trovati spesso davanti a un problema: come esporre correttamente una foto nella quale sono presenti contemporaneamente zone molto illuminate e zone molto buie. Esponendo correttamente le zone scure si avranno quelle molto illuminate completamente "bruciate", mentre esponendo per quelle luminose si perderanno tutti i dettagli delle zone scure. Se le zone scure sono abbastanza vicine si possono provare a schiarire con il flash, ma non è sempre questo il caso.

La soluzione più ovvia sarebbe quella di scattare più foto dello stesso soggetto, ma con esposizioni diverse, prendendo poi da ogni foto solo le parti con i maggiori dettagli. Tramite un programma come Photoshop è possibile creare delle maschere per nascondere le parti indesiderate di ogni foto e sovrapporre così le parti che si desiderano. È però un sistema lungo e se non è preciso fornisce risultati scadenti.

Da qui nasce l'idea delle immagini HDR. Invece di prendere solo le parti desiderate di ogni foto perché non prendere le foto per intero? Non ci sono ritagli da effettuare e basta semplicemente sommare le informazioni delle diverse foto.



Qui nascono i primi due problemi: innanzitutto per sommare le foto bisogna che siano perfettamente allineate, altrimenti si vanno a sommare tra loro i punti sbagliati. Anche scattando le diverse foto con un cavalletto è praticamente impossibile che l'inquadratura non cambi nemmeno di una piccola frazione. Per fortuna la potenza di calcolo dei computer ci consente di effettuare un allineamento praticamente perfetto in modo quasi automatico. Il secondo problema è che le foto digitali consentono di memorizzare al massimo 256 livelli di luminosità (corrispondenti al massimo range dinamico possibile) che non sono assolutamente sufficienti per tenere conto della somma di più foto. Per questo è nato un nuovo formato di immagini (in effetti più di uno, ma in sostanza utilizzano tutti le stesse idee di base).

Il formato HDR consente di memorizzare fino a svariati milioni di livelli di luminosità per ogni punto. Ciò comporta un considerevole aumento delle dimensioni dei file, ma il vantaggio in termini di dettagli è davvero enorme.

Qui sorge un ultimo problema: Come visualizzare queste immagini con così tanti livelli di luminosità se tutti i monitor sono fatti per visualizzare i classici 256? Basta prendere le informazioni giuste di illuminazione e creare un'immagine con soli 256 livelli. Questa operazione viene chiamata tone mapping. Diversi programmi (anche gratuiti) consentono di effettuare questa operazione. Molti di questi consentono anche la creazione delle immagini HDR partendo dalle singole foto con esposizioni diverse, occupandosi anche dell'allineamento delle stesse. Nella foto seguente potete vedere un esempio di HDR sottoposta a tone mapping. La foto grande è il risultato ottenuto dalle tre foto più piccole sommate ed elaborate.

HDRI 1: una tecnica fotografica avanzata

Un piccolo appunto, quando su internet si cercano immagini HDR, sempre più spesso vengono trovate foto elaborate con il tone mapping. Queste foto non sono HDR, perché sono nel formato classico a 256 livelli di luminosità e non in quelli con più livelli. Nonostante questa denominazione sia errata, tale termine sta prendendo sempre più piede per indicare le immagini HDR modificate tramite tone mapping.


Nei prossimi articoli spiegherò come realizzare immagini HDR ed elaborarle con tone mapping utilizzando programmi gratuiti.



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